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26-02-2003

fiere
Delegazioni commerciali statunitensi e della Cina popolare attese a Italiani nel mondo

Americani e cinesi, meeting a Casoria

Enrica Procaccini

Va oltre le aspettative degli stessi organizzatori il successo di pubblico che sta riscuotendo la Fiera degli Italiani nel Mondo, la prima mostra mercato per l'internazionalizzazione delle piccole e medie imprese del Mezzogiorno, in calendario fino a venerdì 28 febbraio nei padiglioni del polo fieristico di Flora Napoli, a Casoria. A confrontarsi, nell'ambito di un progetto di internazionalizzazione, sono le aziende campane, e non solo, che da giovedì scorso hanno allestito le loro vetrine nei cento stand dell'expo, presentando a un nutrito pubblico di operatori economici italiani e stranieri le migliori produzioni locali.
"Nei circa settemila metri quadrati del padiglione Ñ spiega Sergio De Gregorio, presidente della Fiera — stiamo realizzando il primo esperimento di assistenza diretta all'internazionalizzazione delle imprese meridionali, grazie alla collaborazione di enti ed istituzioni che detengono il know how necessario per offrire risultati concreti ai partecipanti".
Dagli Stati Uniti, un forte apporto al progetto arriva dall'Associazione internazionale Magna Grecia, dall'Italy-America Chamber of Commerce (Camera di Commercio Italo-Americana, la più antica istituzione statunitense) e da altri rappresentanti istituzionali.
I buyers statunitensi saranno presenti in fiera domani, giovedì 27 e venerdì 28 febbraio. In più, sempre venerdì, giorno di chiusura della fiera, arriverà a Casoria anche una delegazione della Repubblica popolare Cinese, di funzionari dell'Istituto per il Commercio con l'estero e della Simest.

***
Domani, giovedì 27 e venerdì 28 febbraio gli americani delle grandi catene della Cbk di New York e della Willoribrook di Chicago. E ancora venerdì 28, giorno di chiusura della Fiera degli Italiani nel Mondo, una nutrita delegazione della Repubblica popolare Cinese. Saranno questi gli ospiti più attesi che chiuderanno la prima mostra mercato per l'internazionalizzazione delle piccole e medie imprese del Mezzogiorno, in corso, da giovedì 20 febbraio, nei padiglioni del polo fieristico di Flora Napoli, a Casoria. "Stiamo realizzando -spiega Sergio De Gregorio, presidente della Fiera — il primo esperimento di assistenza diretta all'internazionalizzazione delle imprese meridionali, grazie alla collaborazione di enti ed istituzioni che detengono il know how necessario per offrire risultati concreti ai partecipanti".
Gli ospiti internazionali avranno così modo di visitare gli stand allestiti dalle cento aziende presenti in fiera. In vetrina, il vero made in Italy che tanto piace all'estero. "Tutta la nostra produzione — sottolinea Alessandro Capotorto, titolare dell'azienda casertana specializzata in articoli da regalo e candele artistiche — è disegnata, prodotta e assemblata in Italia". Il suo stand propone colorati articoli da regalo: cuscini, paralumi, scatole, vassoi, portariviste e tanto altro, tutto realizzato con stoffe pregiate, tra cui anche le rinomate sete delle seterie di San Leucio. "Lavoriamo già con l'estero — prosegue Capotorto — ma abbiamo deciso di partecipare alla fiera per trovare nuovi contatti, soprattutto con i mercati più ricchi, ad esempio l'America, che possano acquistare i nostri manufatti". Un prodotto di nicchia, insomma. Ma non è il solo. Anche i fratelli Carlo e Mario Errico, presenti con il loro stand alla fiera di Casoria, fanno oggi affidamento su una piccola fetta di mercato, da ingossare magari con l'acquisizione di nuovi clienti d'oltreoceano. L'azienda di Agnano, giunta alla sua terza generazione, è specializzata nella riproduzione di mobili classici, in particolare di quelli del Settecento e dell'Ottocento. Nello stand spicca un trumò realizzato in perfetto stile veneziano del diciottesimo secolo, la cui lavorazione impegna le maestranze per non meno di un anno. E ancora un cassettone Luigi XV e una scrivania Luigi XVI. "Il nostro — spiegano i titolari — è un lavoro tutto artigianale: acquistato il modello originale, lo riproduciamo utilizzando gli stessi materiali e seguendo le stesse tecniche di lavorazione".Come il bellissimo trumò, un mobile da antisala, realizzato in legno massello e lastronato in legno pregiato. La parte superiore, le due ante con specchio molato a mano e inciso a ruota, e la ribalta che nasconde cassettini per gioie e segreti, è uno dei pezzi più importanti esposti in fiera. Ma come fa un'azienda a vivere di una fetta così piccola di mercato? "Abbiamo — prosegue Carlo Errico — anche una produzione a buon marchè, ma non è questa che vogliamo proporre ai buyers internazionali. All'estero vorremmo portare solo la nostra migliore produzione, che poi è quella che ci ha permesso di essere conosciuti in tutta Napoli". Il recupero delle antiche tradizioni è la filosofia seguita anche da Giuseppina Luongo, titolare dell'azienda di Pozzuoli che produce pizzi e merletti di fattura artistica, realizzati esclusivamente a mano. "Utilizziamo materiali pregiati, in particolare lino e seta, e li lavoriamo secondo quelle tecniche tramandate di padre in figlio per tante generazioni", rivela la titolare, che nel suo laboratorio ha aperto una scuola rivolta a chi del ricamo ne intende fare un semplice hobby o addirittura un mestiere. Gli alunni della sua scuola apprendono tutti i segreti del ricamo, dell'uncinetto, del tombolo, del chiacchierino, del filet e dell'intaglio. "Tutte le nostre produzioni, — conclude Luongo — come dimostrano le tovaglie, i centrotavola, le coperte, le lenzuola e gli asciugamani portati in fiera, riflettono lo studio e la cura riposti nel disegno, ma soprattutto la voglia di recuperare l'antica tradizione dell'arte del ricamo, che è nata e si è sviluppta nell'area flegrea". Decisamente rivoluzionaria appare invece la produzione di gioielli in madreperla dell'azienda di Torre del Greco guidata da Federico Di Simone. "La nostra — spiega il titolare di La Madreperla — è una giovane azienda, aperta solo nel '97, ma che ha alle spalle una lunga tradizione familiare". Rivolta a un mercato giovane, la nuova linea della Madreperla propone una vasta gamma di coordinati, composti da collana, pendente e cintura, realizzati con grandi conchiglie iridescenti e coralli. "La creazione di una linea fortemente innovativa - prosegue Di Simone — è stata anche una necessità: il mercato dei manufatti in madreperla è stato invaso, a partire dagli anni Ottanta, dalle dozzinali produzioni asiatiche". Una fuga in avanti, dunque, per necessità, che ha dato vita a una collezione in grado di conquistare le pagine della rivista specializzata Vogue Gioiello. "Perchè la mia presenza in fiera? Per acquisire nuova visibilità e conquistare nuovi mercati, nella speranza di poter finalmente creare una mia griffe".
Intenti pienamente condivisi da Angelo De Falco, titolare della Dieffe e socio del Tarì, la cittadella dell'oro di Marcianise, guidata da Gianni Carità. "Qui alla Fiera degli Italiani nel Mondo — spiega De Falco — ho portato solo una piccola parte della mia produzione. Quel poco che basta per riprodurre la storia del gioiello italiano, dal Settecento siciliano allo stile borbonico, fino ad arrivare alla moda degli anni Quaranta e Cinquanta". Nel suo stand, infatti, è possibile ammirare le "sciacquaglie", gli orecchini tipici dell'artigianato abruzzese, che si presentano con un grande semicerchio inciso con motivi floreali e pendenti centrali. O ancora gli orecchini "a navicella", tipici dell'artigianato siciliano, impreziositi da smalti colorati e micro perle infilate con fili d'oro. "La nostra filosofia — conclude De Falco — è quella di recuperare le antiche tradizioni e le tecniche della gioielleria italiana".
E a proposito delle tradizioni regionali rispolverate dagli imprenditori presenti alla fiera di Casoria, tra gli stand è possibile anche scorgere La Dolciaria meridionale, l'azienda diretta da Gioacchino Orlando, impegnata nella produzione di dolci siciliani, dai cannoli alle cassate. "La nostra produzione — spiega Orlando — è rigorosamente artigianale. Il nostro mercato, per il momento, è quello delle regioni del Sud. Produciamo a Palermo e abbiamo un negozio all'ingrosso qui a Napoli. Ma l'obiettivo è quello di raggiungere anche i mercati più lontani".
Nel padiglione di Flora Napoli c'è anche una delle poche ditte italiane specializzata in elettrosaldati in Pvc: è la Tary dei fratelli Cannavacciuolo, che in fiera hanno portato solo una piccola parte della sua produzione. In vetrina sono esposte agendine, porta cellulare, portachiavi, porta compact disk, tutti prodotti che possono anche essere pesonalizzati sulle esigenze dei singoli clienti. "La nostra produzione — spiega Gianni Cannavacciuolo, socio dell'Unione degli industriali di Napoli — è fatta proprio per i grandi numeri, e quindi per i mercati stranieri. Dell'internazionalizzazione ci spaventano solo gli elevati costi di partecipazione alle diverse fiere internazionali. Anche per questo abbiamo deciso di partecipare a una manifestazione in cui sono i buyers a venire a conoscere le nostre produzioni".
Alla prima esperienza con le dinamiche dell'internazionalizzazione è anche la Editrice Giusti, la casa editrice fiorentina specializzata nel settore turistico, e i cui prodotti sono venduti nei più importantoi siti museali e nelle librerie turistiche. "Siamo venuti a Napoli — dichiara Salvatore Galiano, responsabile dell'azienda — per mettere in vetrina i nostri calendari e libri d'arte, ma anche piatti e tazzine di nostra produzione, realizzati nello stile Capodimonte". Chi invece dei mercati internazionali ha lunghissima esperienza è il gruppo tessile La Fiorentina di Giuseppe De Matteo. "Il padre del titolare — racconta una dipendente, Anna Muggio — negli anni Cinquanta ha girato tutto il mondo per far conoscere i suoi pregiati corredi e i suoi eleganti pizzi: dal Giappone alla Francia, all'America. E ancora oggi i tanti emigranti acquistano i nostri prodotti per portare a casa un ricordo della dolce Italia". Ma perchè un'azienda già così presente sui mercati internazionali ha deciso di venire alla mostra di Casoria? "E' sempre importante — prosegue Muggio — avere visibilità. E poi, oltre i buyers internazionali, speriamo di incontrare anche qualche nostro affezionato cliente".
Passeggiando tra gli stand salta agli occhi quello del Consorzio artigianato artistico napoletano, di cui sono presenti sei ditte associate. Tutte rigorosamente napoletane, che ripropongono alcuni dei prodotti made in Italy più conosciuti all'estero. Si tratta delle ceramiche e delle porcellane di Capodimonte e di Limoges. In particolare, la ditta Rostema, rappresentata in fiera da Maurizio Scolavino, propone un delicato Limoges con vasi di fiori, colonne, lumi, orologi e candelieri. Con la Rostema espongono anche la Capodimonte Artistica, specializzata nella produzione di ceramiche e porcellane, la D'Auria Tiziana Sofia, che oltre alle ceramiche ornamentali propone pregiati pezzi di arte presepiale. E ancora la Arte e arredo, che mette in esposizione consolle e cornici, la Punto Arte, con le sue abat-jours (base in legno e paralume in stoffa pregiata) e la Bottega dell'arte, specializzata in porcellana di Capodimonte. "Le nostre esportazioni, — spiega Scolavino — già presenti sui mercati europeo, cinese e americano, hanno subito un forte arresto a partire dall'11 settembre. E anche ora, i venti di guerra che hanno ripreso a soffiare sul Golfo, non promettono niente di buono. Per questo, pur avendo contatti con l'estero, speriamo che la Fiera degli Italiani nel Mondo possa darci nuove occasioni di crescita". Proprio di fronte al Consorzio c'è lo stand di un'altra realtà associativa, l'Acai, la sezione napoletana dell'associazione cristiana artigiani italiani.
Dei duemila iscritti, tra artigiani e commercianti, che conta l'associazione provinciale, alla Fiera di Casoria ne sono presenti non più di quattro. "Alla manifestazione — spiega Sabina Pazienza, direttrice della sezione partenopea dell'Acai — partecipano le sorelle Plotnic, due artigiane di origine moldava, da poco residente a Pompei, specializzate in ceramiche decorate, rigorosamente dipinte a mano. E poi l'azienda Delta, già sponsor del summit del G7 che si svolse a Napoli nel '94, che propone raffinate penne stilo e bilo". Infine, l'azienda Capodimonte House specializzata in ceramiche e porcellane, e un artigiano di Meta di Sorrento, Giuseppe Ercolano, autore di pezzi di arte presepiale, che per l'occasione ha esposto pastori e animali realizzati in stile strettamente settecentesco. "L'obiettivo della nostra presenza — prosegue Pazienza - è quello di spronare i nostri soci ad andare oltre i confini del mercato locale. Di guardare oltre e di internazionalizzare i loro prodotti. La Fiera degli Italiani nel Mondo non è solo una valida vetrina, ma anche un'occasione per conoscere gli strumenti necessari per affrontare i mercati stranieri".


num. 40 - pag. 14
 

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