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28-09-2005

ordine avvocati napoli

Tutti i rischi dell'antistatario

Spunti di riflessione su una sentenza che presenta evidenti errori
Corrado Lanzara

Ancora una volta la vita vissuta di consigliere dell'Ordine che continua a frequentare —come è indispensabile —le aule di giustizia mi fornisce il destro di occuparmi di un modesto ma significativo problema dell'Avvocato: la distrazione delle spese (art. 93 c.p.c.). Il caso è questo: il Tribunale di S.M. C.V. condanna il convenuto al risarcimento in favore degli attori ed alle spese di causa. Attribuisce queste all'ultimo di due difensori per richiesta fattane. Il soccombente paga e interpone appello, evocando in giudizio le sole parti sostanziali ma non il procuratore antistatario soddisfatto. La Corte Napoletana accoglie l'appello, condanna gli appellati alla restituzione della cifra capitale riscossa e l'antistatario del primo grado (assente dal secondo grado tanto come parte quanto come difensore) alla restituzione dell'importo di spese riscosso.
Non c'è dubbio che la sentenza sia marchianamente errata nel condannare un soggetto che non sia stato destinatario della domanda di restituzione e, per tanto, non sia (nè sia indicato nella sentenza come) parte. Difatti, il vincitore in appello ha prudentemente chiesta la restituzione in via amichevole, minacciando genericamente di "agire per il recupero del credito" e non già di mettere in esecuzione il titolo. Ma il problema sostanziale rimane integro.
Vediamo allora, in estrema sintesi quali siano i punti certi e quelli a rischio dell'intera normativa, per poi venire al problema di fondo: a che titolo l'antistatario riscuota e a che titolo debba restituire.
La disposizione che prevede la distrazione (art. 93 c.p.c.) aveva un limitato precedente nel codice del 1865: la distrazione delle sole spese anticipate. Come riferisce Andrioli nel suo glorioso commentario, la strada percorsa nei lavori preparatori al codice del 1942 fu quella di inserire nel concetto di "spese" anticipate anche gli onorari che il "procuratore" avesse di sua tasca corrisposto agli "avvocati"(che avevano "mandato" ma non "procura"). Il punto di arrivo è stato il nostro articolo 93 , che legittima il procuratore costituito alla richiesta per sè e "gli altri difensori"; altri difensori che la giurisprudenza individua nei colleghi di difesa del richiedente. Un primo punto, quindi, da tenere a mente: il procuratore che fa la richiesta e che avesse avuto dei predecessori da lui sostituiti deve, in quanto ultimo procuratore, redigere una specifica che attenga all'intero giudizio ma, in quanto antistatario, può richiedere solo i suoi personali ( o di suoi coevi colleghi) compensi o anticipazioni ma non quelli del predecessore.
Secondo: la dichiarazione di anticipazione e/o di non riscossione sembra ed è ritenuta insuscettibile di un riscontro negativo: il Giudice deve credervi e basta. Si tratterebbe di uno di quei rari casi in cui, nel nostro sistema processuale, l'Avvocato ha il "diritto" di essere creduto ed ha, quindi, per converso, l'"obbligo" di dire la verità. Se questo è vero,la falsa dichiarazione riveste notevole rilevanza disciplinare perchè ha ( o dovrebbe avere) delle conseguenze non facilmente rimediabili per il cliente. Terzo: non è possibile una dichiarazione di anticipazione e/o non riscossione parziale nel rapporto di un singolo difensore col cliente. Il problema, cioè, sarebbe il seguente : mentre abbiamo assodato che, se più di uno sono stati nel tempo i difensori, l'ultimo non deve e non può chiedere i compensi dei predecessori e, quindi, chiederà l'attribuzione a se stesso di una sola parte degli onorari complessivamente liquidati a carico del soccombente- può egli, però, anche dire di avere anticipato solo parzialmente le spese e/o di avere riscosso degli acconti e limitare,perciò, la richiesta di attribuzione al solo saldo? La domanda è stupidella ma è necessaria perchè sono furbetti alcuni nostri colleghi. I quali fanno sborsare al cliente le spese della consulenza, si fanno anticipare le spese vive del giudizio e poi, redatta l'intera nota specifica, dell'intero chiedono la distrazione. La risposta che ho data è negativa. Infatti, lo spirito della norma è quello di facilitare ( al di là della disciplina sul vecchio e nuovo gratuito patrocinio) l'accesso del non abbiente o temporaneamente non abbiente alla Giustizia, in deroga alla regola scritta dell'art. 2234 c.c. Se l'Avvocato ha scelto la "diversa pattuizione" deve rispettarla; se ha scelto la regola del codice civile ed ha fatto carico al cliente delle anticipazioni e/o degli acconti, pure deve rispettarla. D'altro canto la lettera della norma è in questi sensi. Quarto: è un punto a favore dell'Avvocato. L'avvocato che ha chiesto ed ottenuto la distrazione e riscosso il liquidato non è vincolato al quantum della liquidazione e può chiedere il dippiù al cliente, come è pacifico che possa fare se la liquidazione giudiziale è a favore del cliente. Quinto. Altrettanto pacifico: l'avvocato antistatario non può dolersi della misura della condanna alle spese. Se ne può e deve dolere il cliente dell'antistatario, tanto più perchè gli può essere chiesto il dippiù dall'antistatario.
Sesto : della disposta distrazione non può dolersi il soccombente. Se è disposta la distrazione, egli paga male al vincitore. Se è omessa la chiesta distrazione, egli paga bene al vincitore. Punto.
Settimo: se è omessa la distrazione chiesta, il procuratore che l'ha chiesta è ammesso alla impugnazione sul punto. Il soccombente non ha interesse a contraddirvi, certamente, salvo a far valere il pagamento fatto tempore medio direttamente al vincitore. Secondo l'orientamento indicato sopra al punto secondo, anche il vincitore non avrebbe interesse a contraddirvi: tanto il Giudice doveva credere all'Avvocato! Alla voce: il Giudice che fa la sentenza deve credere all'Avvocato, ultimo procuratore del vincitore, che porta a sentenza il giudizio. Però...per il grado successivo vedi al punto ottavo.
Ottavo: emessa la decisione, il vincitore che aveva in tutto o in parte remunerato o rimborsato l'Avvocato ha, innanzitutto, il rimedio di cui all'art. 93 II comma c.p.c.: può fare revocare l'attribuzione, chiedendo la correzione della decisione fino a quando essa non abbia avuto sul punto esecuzione, dimostrando di avere pagato ( o già prima o dopo la statuizione) e dimostrandolo, ovviamente, nel contraddittorio tanto del soccombente quanto dell'Avvocato. Qui vi è qualche perplessità. Cosa deve dimostrare il vincitore? Di avere pagato tutta e solo la soccombenza giudiziale (salvo a dovere un dippiù all'Avvocato)? Di avere pagato tutto il dovuto all'Avvocato (e cioè anche quell'eventuale dippiù)? O anche solo( cfr. punto terzo) di avere erogato delle anticipazioni parziali tanto da far uscire il procuratore dall'alveo dell'art. 93 c.p.c.? Io rispondo così : se si deve rimanere nell'ambito di una mera correzione e della letteralità della disposizione, il tetto massimo non può che essere il liquidato e il vincitore deve averlo pagato tutto, in una o più tranches. Se una di esse è anteriore alla richiesta di attribuzione, l'avvocato ha dichiarato il falso. Se l'avvocato ha taciuto dell'anticipazione ma il cliente non ha poi pagato tutto, forse solo in questo caso vi è luogo ad una attribuzione ridotta ed è aperta la strada tanto al procedimento disciplinare quanto alla liquidazione dell'intero eventualmente maggior compenso.
Nono : il vincitore che ha pagato il suo Avvocato, qualora sia promosso appello nel merito deve fare l'istanza di correzione (per elidere l'attribuzione) nel giudizio di appello. Andrioli pare di diverso avviso ( procedimento di correzione anche in pendenza di appello) ma io ritengo che non ci sia ragione di discostarsi dalla regola che devolve la correzione di errore al Giudice di appello, se questo è proposto. D'altro canto, se è al Giudice di appello che l'antistatario deve portare la questione del mancato accoglimento della istanza, ben può il cliente portare allo stesso la questione inversa di una attribuzione mal concessa.
Decimo: la attribuzione può essere stata concessa, per errore, in assenza di istanza. Il soccombente deve rispettarla sino a correzione. Potrebbe essere sufficiente una segnalazione, a lui proveniente dall'attributario, di eseguire il pagamento direttamente in favore del vincitore. In alternativa, l'attributario certamente può chiedere ugualmente il pagamento al cliente e, quindi, questo chiedere la revoca di cui al II comma. In realtà, in tanto mi occupo del problema in quanto si tratta di trovare una soluzione la più semplice ad un caso non voluto che vede, di norma, vincitore e avvocato in rapporti ancora collaborativi.
Undecimo: è implicito in quello che già ci siamo detti ed è la questione di fondo. Il soccombente che fa appello deve chiedere tanto la modifica della condanna nelle spese tanto, se già ha pagato, la restituzione. Può farlo nel giudizio di appello e, se ha pagato all'antistatario, deve convenire in appello anche questo per conseguire la condanna nei suoi confronti. Potrà anche farne autonoma richiesta, ad appello vinto, anche con d.i.
Col che abbiamo dato per scontato ciò che in giurisprudenza è pacifico: che l'avvocato che ha scelto la strada dell'attribuzione rischia l'esito della restituzione, a giudizio di impugnazione perso dal suo cliente, anche a distanza di anni dalla attribuzione e dal materiale incasso ed anche se non ha patrocinato in sede di impugnazione.
Questo è il dato crudo che emerge dalla pressocchè unanime giurisprudenza. E di questo l'Avvocato deve restare avvertito. Secondo la giurisprudenza, l'autonomia del diritto del procuratore antistatario verso il soccombente ha come contraltare il diritto di questo verso l'antistatario alla restituzione. L'approccio al problema — che certamente non ci conduce in apicibus —mi sembra, però, carente di approfondimento. E la soluzione mi sembra contraddittoria con le soluzioni date agli altri problemi. Soprattutto con: 1) l'affermata possibilità per l'antistatario di chiedere una integrazione o di 2) chiedere il compenso al suo cliente non ostante la disposta distrazione oltre che con 3) l'affermata indifferenza del soccombente rispetto al provvedimento di attribuzione e con 4) la pacifica possibilità per il vincitore che ha pagato di far revocare l'attribuzione. Io aggiungerei come materia di riflessione che l'integrazione di compenso l'antistatario la può chiedere al suo cliente e non al soccombente, contro cui si afferma un suo autonomo diritto.
Questi dati, a mio avviso, "confessano" che la disposizione dell'art. 93 è di mero favore per il legale e si limita a disporre una modalità di adempimento che, senza gravare il soccombente oltre i limiti della sua propria soccombenza, faciliti il procuratore vittorioso nella percezione dei suoi compensi. Egli, che è il destinatario di fatto di quelle o di maggiori somme, viene esonerato dal doppio "passaggio di mano" e ne viene esonerato a domanda perchè ha anticipato e affinchè non veda scomparire quella porzione di vittoria del suo cliente che è a ristoro delle spese. Egli, per altro, è anche un lavoratore autonomo il cui credito è, entro certi limiti, privilegiato.
Dove sta scritto (nel doppio senso di: quale è la norma? e di: perchè questo destino crudele?) che sia il procuratore a dover restituire una somma che, in prima battuta, è dovuta, come la sorta capitale, al vincitore?
La soluzione sta nella corretta qualificazione della dichiarazione dell'antistatario. La fa nel suo interesse? E', cioè, il caso eccezionale di un estraneo al processo che viene e patrocina per sè, in conflitto col suo rappresentato? Così dice Chiovenda. O lo fa sempre come procuratore della parte, chiedendo che il pagamento sia eseguito in favore del terzo? Così afferma Carnelutti (carne per sè e lutti per i clienti, si diceva). In tal caso sarebbe facile sostenere che la restituzione debba farsi dall'ex vincitore, che "dirottò" sull'Avvocato il pagamento a sè dovuto.
Con questa soluzione il cerchio si chiuderebbe con l'unica aporia della affermata impugnabilità da parte dell'Avvocato della mancata attribuzione; essa perderebbe giustificazione: se ne potrebbe dolere solo il cliente. Ma... ma ... la correzione la può chiedere certamente il procuratore senza necessità di nuova procura e l'appello lo può fare il procuratore con una procura estesa al grado successivo. Non siamo avvocati per nulla nè, per dirla col Croce, l'Avvocato persegue l'interesse generale.
Il pagamento fatto all'attributario, come anche quello di fatto eseguito dal soccombente direttamente al procuratore del vincitore, pone dei problemi in tema di fatturazione, di rivalsa Iva e di ritenuta di acconto, che pure meriteranno di essere affrontati.
Per ora e concludendo, gli Avvocati esaminino con attenzione i rischi di una opportunità che, in ogni modo, non fa di sè un bel vedere.


num. 182 - pag. 38
 

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