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15-06-2006

Processo tributario

Termine breve, i tempi per l'appello

Luca De Rosa

La suprema Corte di Cassazione ribadisce, recentemente, un essenziale principio inerente la decorrenza del termine breve per appellare le pronunce nell'ambito del processo tributario.
Difatti l'alto collegio, con la sentenza n. 4940 dello scorso 8 marzo 2006, ha sostenuto che l'articolo 38, secondo comma, del Dlgs 546/92 in forza del rinvio agli articoli 137 Cpc e seguenti, legittima la notificazione delle sentenze delle Commissioni tributarie a mezzo del servizio postale per il tramite dell'Ufficiale giudiziario.

Posizione della dottrina
Mentre non ripetendo, in ordine alla modalità di notifica delle sentenze, l'integrale formulazione dell'articolo 16 del Dlgs 564/92 (che consente, in via generale, anche la notifica a mezzo posta) esclude, ai fini della decorrenza del termine breve per l'impugnazione stabilito dal successivi articolo 51 del Dlgs 546/92, l'idoneità della notificazione eseguita direttamente dalla parte a mezzo del servizio postale.
Va rimarcato che alle stesse conclusioni dei giudici di legittimità era giunta, con orientamento unanime, anche la migliore dottrina. Difatti è stato osservato che la notificazione della sentenza a istanza di parte, con la mediazione dell'Ufficiale giudiziario, è diventata l'unico strumento per rendere operante il cosiddetto termine breve di sessanta giorni per l'impugnazione.
Non esistono più norme, come quelle del regime previgente, che facciano decorrere il termine per l'impugnazione dalla comunicazione del dispositivo della pronuncia.
Al contrario, l'articolo 51, comma 1, del Dlgs n. 546/1992 pone la regola secondo cui il termine per impugnare la sentenza della Commissione tributaria è di sessanta giorni, a decorrere dalla sua notificazione ad istanza di parte.

Termine lungo
In mancanza di siffatta notifica, opera il cosiddetto termine lungo, come specificamente previsto dall'articolo 38, comma 3, del Dlgs n. 546/1992. Proprio in ragione di ciò, com'è stato puntualmente osservato, mentre l'articolo 38 del previdente Dpr n. 636/1972 riconosceva alle parti la "facoltà" di notifica della decisione per la decorrenza del termine breve d'impugnazione in alternativa alla, comunque, prevista decorrenza di detto termine dalla comunicazione del dispositivo della decisione stessa, che la segreteria della Commissione tributaria era in ogni caso tenuta a fare d'ufficio, l'articolo 38 del Dlgs n. 546/1992 prevede, ora, che le parti hanno "l'onere" di provvedere alla notificazione della sentenza, con ciò, precisamente, volendo significare che le parti, se intendono usufruire del termine breve per l'impugnazione, sono, per l'appunto, onerate di provvedere alla notifica della sentenza, in difetto di che l'anzidetto termine breve non opera e opera, invece, il residuale termine lungo, decorrente dalla pubblicazione della sentenza stessa.
Sempre in ragione di ciò, è scomparsa nella formulazione dell'articolo 38 del Dlgs n. 546/1992, la disposizione, contenuta invece nell'ultima parte dell'articolo 38 del Dpr n. 636/1972, che ipotizzava un concorso tra comunicazione del dispositivo e notifica della decisione ai fini della decorrenza del termine breve d'impugnazione, che oggi, in effetti, non è più configurabile, decorrendo il termine breve per impugnare le sentenze solo ed esclusivamente dalla notificazione delle sentenze stesse.
Si ribadisce altresì che per le sentenze delle nuove Commissioni tributarie l'articolo 38 del Dlgs n. 546/1992 ha previsto una forma di notificazione tutt'affatto esclusiva, che, a differenza di quanto previsto dall'articolo 38 del Dpr n. 636/1972, non s'identifica con quelle generalmente utilizzabili per le notificazioni degli atti processuali tributari (e, cioè, con le notificazioni disciplinate dagli articoli 16 e 17 del Dlgs n. 546/1992, norme corrispondenti, salve naturalmente le pur notevoli diversità, all'articolo 32 del Dpr n. 636/1972).
Più precisamente, l'articolo 38, comma 2, del Dlgs n. 546/1992 parla di notificazione "a norma degli articoli 137 e seguenti del codice di procedura civile" e con questa formula viene, così, individuata proprio ed esclusivamente la notificazione effettuata dagli ufficiali giudiziari.

Garanzia di sicurezza
La ragione di questo particolare rigore, secondo la migliore dottrina, sta sicuramente nella necessità di ottenere, attraverso l'impiego dell'ufficiale giudiziario, che è, per definizione, il soggetto più qualificato a tal fine, la massima garanzia di sicurezza nella realizzazione di una fattispecie notificatoria dalla quale può derivare uno degli effetti più importanti del processo, se non quello più importante, qual è, sicuramente, il passaggio in giudicato della sentenza.
In concreto, debbono, quindi, ritenersi inidonee alla decorrenza dei termini per impugnare le eventuali notificazioni a sensi dell'articolo 16, terzo comma (notificazioni effettuate direttamente a mezzo del servizio postale e notificazioni fatte all'Ufficio del ministero delle Finanze o all'ente locale mediante consegna dell'atto) o a sensi dell'articolo 16, quarto comma (notificazioni effettuate dall'Ufficio del ministero delle Finanze o dall'ente locale tramite messo comunale o messo autorizzato dall'Amministrazione finanziaria).
E', viceversa, da ritenere che pure per la notificazione delle sentenze delle Commissioni tributarie l'ufficiale giudiziario debba tener conto, quanto al luogo, della disposizione di cui all'articolo 17 del Dlgs n. 546/1992, come si può argomentare dal fatto che l'articolo 16, secondo comma, nello statuire generalmente che "le notificazioni sono fatte secondo le norme degli articoli 137 e seguenti del codice di procedura civile", fa, al contempo, espressamente "salvo quanto disposto dall'articolo 17" e a tale esplicita salvezza, che integra nell'articolo 16 la portata generale della disposizione del secondo comma, l'articolo 38, comma 2, del Dlgs n. 546/1992 non porta eccezione alcuna.


num. 117 - pag. 7
 

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