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Una nuova tecnica mininvasiva denominata "ablazione a microonde" è stata introdotta presso l'Unità Fegato dell'Azienda Ospedaliera "San Giuseppe Moscati" di Avellino. Il suo utilizzo, già sperimentato con successo a partire dallo scorso mese su tre pazienti non operabili per metastasi epatiche, permette di rimuovere i tumori al fegato con estrema precisione, grazie al calore generato da un elettrodo (il funzionamento è simile a quello dei forni a microonde utilizzati in cucina per cuocere gli alimenti). Tale procedura, recentemente avviata in alcuni centri italiani, rappresenta una valida e più efficace alternativa alla termoablazione in radiofrequenza, già praticata presso l'Unità Fegato del "Moscati" da oltre un decennio. "La particolarità dei tre interventi finora effettuati al "Moscati" – spiega Salvatore D'Angelo, direttore dell'Unità Fegato – è consistita nell'utilizzare l'energia prodotta dalle microonde per agire sui vasi che irroravano la zona sede delle lesioni tumorali come una sorta di embolizzazione parenchimale, in altri termini inducendo un infarto del tessuto tumorale". I potenziali candidati a interventi di ablazione a microonde sono pazienti con tumori primitivi (epatocarcinomi, colangiocarcinomi) o secondari (metastasi a partenza da altri distretti) giudicati non operabili chirurgicamente perché a rischio di insufficienza epatica severa. La nuova procedura va ad affiancare le terapie mediche oncologiche classiche, migliorandone i risultati. "Le caratteristiche delle lesioni tumorali trattabili con le microonde – aggiunge D'Angelo – sono diverse rispetto alle tecniche di ablazione tradizionale: in particolare, si possono aggredire anche lesioni di maggiori dimensioni (6-8 cm) in un'unica seduta".
m.d.a |