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13-05-2010

Scuola: la prima palestra di vita dopo gli insegnamenti della famiglia

Alfonso Noel Angrisani

La scuola è la prima palestra, dopo la famiglia, in cui si impara ad essere tolleranti. Così si pronunciava l'Arcivescovo di Napoli S.E. Cardinale Crescenzio Sepe all'apertura dell'anno scolastico. La Campania, terra di sangue e cemento, di malcostume e malaffare,che tristemente primeggia nelle classifiche sulla dispersione scolastica, chiede proprio all'istituzione scuola di sopperire a tutte quelle mancanze : politiche, economiche e sociali che caratterizzano la nostra regione.In Campania la scuola non può semplicemente essere un non-luogo di nozioni, sostenere le scuole "di frontiera" , ultimo avamposto di legalità, è un imperativo di fronte al quale lo Stato non può tentennare, le istituzioni hanno il dovere di aiutare i tanti presidi e dirigenti scolastici che quotidianamente affrontano una battaglia campale contro tutte le sacche di resistenza antieducative.
Ma cosa significa realmente scuola in un territorio che è in grado di attirare l'attenzione dei mass media e dell'opinione pubblica quasi sempre per questioni di cronaca nera. Significa dare una possibilità a quelle Mamme e quei Papà che implorano i docenti di riempire un vuoto educativo e valoriale, di togliere i ragazzi dalla strada e provare insieme a costruire un futuro diverso.
E' di tutta evidenza che non si può ridurre la scuola unicamente ad un luogo dove riversare l'emergenze sociali di una regione così vasta, ma la pedagogia in sala campana deve tenere conto di questi fattori.
La scuola non può diventare l'ennesimo guscio in cui far proliferare un sentimento parassitario, ma deve spingere i ragazzi al rispetto, ad una competizione solidale, ad un'eguaglianza che non può essere confusa con l'egualitarismo in nome delle più disparate problematiche sociali. L'umana pietà non può essere l'elemento caratterizzante dell'azione di un docente, il compito della comunità educante, in particolar modo quella meridionale, non è fare da stampella , ma guidare ed accompagnare il ragazzo in un percorso di crescita umana e spirituale. La scuola è un momento di transito, volendo mutuare una figura dell'economista canadese John Kenneth Galbraith potremmo riassumere che è il luogo dove i ragazzi-calabroni imparano a volare sfidando le leggi della fisica e delle realtà sociali in cui vivono, pronti, una volta formati, a diventare delle splendide farfalle. Il contesto sociale ed economico in cui la comunità educante lavora, evidenzia come il rispetto delle regole, la legalità devono essere interpretati come un qualcosa che è oltre il semplice insegnamento scolastico, sopratutto perchè non bisogna dimenticare a chi vengono trasmessi questi valori.
Sono ragazzi con un'età compresa tra i 6 ed i 18 anni, stanchi di doversi vergognare della propria regione, della propria città afflitta da tanti problemi, esasperati da una retorica sul giovanilismo, da un clima di plumbeo pessimismo, consapevoli che i pianti grechi non hanno portato e non portano soluzioni, non è la criminalità organizzata che frena gli indici di disoccupazione, non è il "sistema" che rende la campania una "terrafelix", ma nonostante questo il loro grido di sofferenza non dimunisce d'intensità, perchè la speranza non ce l'hanno ancora rubata.


num. 093 - pag. 51
 

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