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E' una presenza storica, quella delle Banche Popolari nel Mezzogiorno del nostro Paese. Già nel 1870, infatti, le regioni meridionali assistevano al graduale sviluppo delle banche del Credito "popolare", e le presenze nell'area si diffusero rapidamente fino a superare le 200 unità in appena 20 anni. Da allora il Credito Popolare è sempre stato espressione delle forze propulsive e propositive, di cui il Mezzogiorno è ricchissimo, che vogliono emergere e fare da "volano" per una crescita endogena, che non debba fare affidamento solo su aiuti esterni. Oggi, evidenze confortanti emergono nel panorama meridionale sul versante del credito bancario: le forti differenze che ancora separavano il Mezzogiorno dal resto della Penisola per quanto riguarda i livelli dei tassi di interesse e, in generale, l'attività di intermediazione, sono stati in gran parte colmati. I dati più recenti mostrano che durante la crisi, nonostante un generalizzato rallentamento, i prestiti alle famiglie hanno continuato a crescere di più nel Mezzogiorno.Tra le cause di questi risultati figura sicuramente l'operato delle Banche del territorio e, soprattutto, delle Banche Popolari. In coincidenza con la chiusura dei maggiori istituti bancari "storici" del Mezzogiorno, le Banche Popolari hanno ampiamente incrementato la propria presenza sul territorio, valorizzando il ruolo e l'importanza della banca per lo sviluppo locale, riportando al centro dell'attenzione le comunità e i territori. In dieci anni infatti, la quota di mercato degli sportelli delle Banche Popolari nelle aree meridionali è raddoppiata, passando dal 16 al 33 per cento. Una crescita che si è accompagnata ad una più efficiente allocazione del credito all'economia misurata da livelli di rischiosità sempre sotto controllo e contenuti, con un rapporto tra sofferenze e impieghi della Categoria costantemente inferiore di circa un punto percentuale e mezzo rispetto al dato medio complessivo. Particolarmente positive sono le evidenze relative al risparmio amministrato, per il quale la quota di mercato supera il 30 per cento in Puglia, Basilicata, Calabria e Sardegna. Un dato di particolare importanza se si considera che, poiché l'80 per cento delle risorse raccolte da Banche Popolari viene reimpiegata a livello locale, le potenzialità di risparmio presenti nel Mezzogiorno vengono reimpiegate per assicurare maggiori flussi di credito alle imprese meridionali, senza dare luogo a trasferimenti di risorse verso altre aree del Paese. Inoltre, la quota di mercato della Categoria per i prestiti concessi alle Pmi meridionali (alle quali le Banche Popolari destinano circa il 72 per cento dei propri impieghi ad imprese a fronte di un dato medio di sistema del 42 per cento) è anch'essa raddoppiata, passando dal 13,5 per cento del 2000 al 28 per cento del 2009. In particolare, in alcune regioni come la Basilicata e la Sardegna, in poco meno di dieci anni gli impieghi delle Banche Popolari alle Pmi sono arrivati a rappresentare rispettivamente il 43 per cento e il 32 per cento (...). L'aumento dei prestiti nel Sud ha interessato tutti i settori di attività economica, prodotti agricoli +2 per cento, Industria in senso stretto +5,9 per cento, costruzioni +7,1 per cento e servizi +6,9 per cento. Da queste evidenze empiriche emerge una intensa attività svolta dalle Banche Popolari anche a favore dell'economia meridionale, confermando la volontà della Categoria di essere presente soprattutto laddove, in assenza di un tessuto industriale strutturato, è maggiormente sentito il bisogno della presenza di un sistema finanziario locale che favorisca l'accesso la credito e permetta lo sviluppo economico dell'area. Altri aspetti testimoniano il sempre più solido legame tra Banche Popolari e Mezzogiorno: sta aumentando, ad esempio, la presenza al fianco delle Amministrazioni Locali e degli altri enti territoriali, senza dimenticare il fondamentale ruolo sociale di queste aziende in numerose iniziative ed interventi promossi nella vita sociale e culturale delle comunità locali. La presenza delle Banche Popolari nel mezzogiorno ha seguito negli anni passati una strategia basata sull'impiego dell'esperienza accumulata dagli istituti locali nati e sviluppati nelle regioni meridionali. Infatti, molte banche con sede nel sud Italia sono entrate a far parte di gruppi bancari controllati da Banche Popolari del Nord creando una struttura bancaria di tipo federativo in cui ogni singola banca del gruppo ha mantenuto intatta la propria riconoscibilità e il proprio patrimonio di conoscenze. A queste banche si aggiungono poi le Banche Popolari cresciute nelle diverse realtà locali dell'economia meridionale. Attraverso questa politica di mantenimento della prossimità e del contatto con le comunità che vivono ed operano nel Mezzogiorno, oggi uno sportello bancario su tre è riconducibile alla Categoria. In particolare, al contrario di quanto avviene per le altre banche che hanno adottato una strategia di omologazione e cancellazione dei marchi locali, le dipendenze delle Banche Popolari nel meridione appartengono per quasi l'84 per cento a banche che hanno la propria sede in tali regioni. Oggi, il Credito Popolare con 24 banche e 2.000 sportelli serve nel Mezzogiorno oltre 3 milioni di clienti e rappresenta circa 150 mila soci.In conclusione, oggi il Credito Popolare sta valorizzando, grazie alla sue caratteristiche e peculiarità, le potenzialità della piccola e media imprenditoria meridionale in quanto espressione di una Categoria che ha fatto proprio l'obiettivo di dare un senso all'insostituibile funzione di intermediazione creditizia, in piena sintonia con le esigenze delle categorie produttive e delle comunità.
* segretario generale Associazione Nazionale fra le Banche Popolari |