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13-05-2010

La Chiesa italiana e il Mezzogiorno

Gaspare Sturzo*

Il documento della Cei "Per un paese solidale. Chiesa Italiana e Mezzogiorno" segna il ritorno della riflessione della Chiesa italiana sulla questione del Sud ed è stato preceduto nel febbraio 2009 a Napoli dal convegno "Chiesa nel Sud, Chiese del Sud. Nel futuro da credenti responsabili" e da una sessione a Caltagirone delle Settimane Sociali dedicata a don Luigi Sturzo.
" necessario ricordare altri due documenti centrati sull'argomento, "I problemi del Mezzogiorno", redatto dall'Episcopato dell'Italia meridionale nel gennaio del 1948 e"Sviluppo nella solidarietà. Chiesa italiana e Mezzogiorno" dell'ottobre del 1989. Non è possibile ripercorrere qui, in modo sistematico, l'organicità dei documenti e degli argomenti trattati, ma possiamo segnalarne la rilevanza delle date.
Il 1948 è un anno che nessun italiano potrà mai dimenticare per l'importanza delle battaglie combattute per la libertà del nostro paese, tra cui l'entrata in vigore della Costituzione e l'elezione del primo Parlamento Repubblicano.
Nel novembre del 1989, a pochi giorni dalla pubblicazione del secondo documento, viene abbattuto il Muro di Berlino e finisce ufficialmente la storia del comunismo internazionale e si scopre il fallimento delle dottrine politiche su cui aveva poggiato la sua rivoluzione armata.
La riflessione sulla questione meridionale che la Conferenza Episcopale Italiana torna a introdurre nel dibattito nazionale interviene nell'attualità di in un momento complesso per la storia nazionale, alla vigilia della annunciata rivoluzione del federalismo, nel pieno della ripartenza della globalizzazione, nell'aggravarsi della crisi economia nazionale, nel sopravanzare delle strutture criminali.
Così la Chiesa italiana con coraggio intraprende un cammino di riflessione sull'Italia d'oggi, sui doveri di solidarietà e sui problemi irrisolti del Meridione d'Italia, sulla necessità di promuovere uno sviluppo complessivo del nostro Paese e sul ruolo delle comunità ecclesiali del Meridione.
La Cei richiama in modo unitario Luigi Sturzo e Aldo Moro, anche se profonde sono le loro differenti visioni politiche e sociali, come modelli ispiratori di un nuovo regionalismo a forma di federalismo solidale, realistico e unitario, finalizzato a rafforzare l'unità del Paese, rinnovando il modo di concorrervi da parte delle diverse realtà regionali, nella consapevolezza dell'interdipendenza crescente in un mondo globalizzato.


L'APPELLO

Il documento "Per un paese solidale. Chiesa Italiana e Mezzogiorno", come afferma la stessa Conferenza Episcopale Italiana, non è un'analisi tecnico scientifica sulle attuali condizioni del meridione d'Italia. In una solida introduzione i Vescovi italiani spiegano perché la Chiesa seguendo il suo compito pastorale e di responsabilità morale si rivolga a ogni persona, cercando di illuminarne l'intelligenza e dischiuderne il cuore, provando a tracciare un metodo nuovo per affrontare la questione meridionale, legato al valore e alla dignità dell'uomo.
Seguendo questa traccia i Vescovi si concentrano su quattro punti. Il primo legato alla disamina delle emergenze vecchie e nuove del Mezzogiorno; il secondo, che introduce l'argomento principale, incentrato sulla volontà di riscossa e sulla speranza di costruire una società migliore; il terzo legato alle risorse della reciprocità e della educazione delle persone come metodo per dare vita alla riscossa e forma alla speranza; il quarto teso a lanciare un invito alla speranza e un appello a costruirla con un impegno comune.


PROSPETTIVE

Importante, a mio avviso, è la prospettiva in cui si muovono i Vescovi di richiamare sia il ruolo della condivisione dei valori, sia una comune missione educativa, affermando la centralità dell'Eucarestia, come professata da Benedetto XVI, quale forza unitaria della Chiesa e del popolo di Dio capace di innovare la storia.
" in tal senso, dunque, che va letto l'appello: "alle non poche risorse presenti nelle popolazioni e nelle comunità ecclesiali del Sud, a una volontà autonoma di riscatto, alla necessità di contare sulle proprie forze come condizione insostituibile per valorizzare tutte le espressioni di solidarietà che devono provenire dall'Italia intera nell'articolazione di una sussidiarietà organica. La prospettiva della condivisione e dell'impegno educativo diventa in questa ottica l'unica veramente credibile ed efficace."


IL MEZZOGIORNO
SALVI IL MEZZOGIORNO

Credo che la Cei, attraverso l'appello, voglia rinnovare la sfida per la solidarietà nazionale ponendo il popolo meridionale innanzi alle proprie responsabilità. C'è rivolta la richiesta di abbandonare le logiche dell'assistenzialismo, del parassitismo e del metodo clientelare, pur tracciando la necessaria continuità dello spirito di solidarietà.
I Vescovi italiani non a caso richiamano il messaggio di Papa Giovanni Paolo II circa la necessità per «le genti del Sud (di) essere le protagoniste del proprio riscatto, ma questo non dispensa dal dovere della solidarietà l'intera nazione».
Ne consegue l'impegno della Chiesa nazionale che non si tira indietro in questa battaglia "perché nessuno, proprio nessuno, nel Sud deve vivere senza speranza", approfondendo il senso di quel "non rubate la speranza" espresso a Napoli del Cardinale Sepe nel convegno citato.
La voglia di riscatto del popolo meridionale e la contemporanea necessità di guardare alla speranza di un futuro, mi sembra che traccino contemporaneamente un metodo nuovo di analisi delle emergenze del Mezzogiorno e un diverso criterio di soluzione dei problemi incentrato sulla condivisione.
C'è, soprattutto, l'idea che a cambiare il Sud non saranno sole le riforme economiche, ma un progetto più ampio che passa per l'educazione complessiva dell'uomo e delle comunità locali, o meglio l'idea che la trasformazione del popolo meridionale passi soprattutto per l'educazione morale, culturale e religiosa, dove il fattore economia è solo uno degli strumenti a servizio del progetto di costruzione della coscienza morale e civica mentre la politica è chiamata a compiere la sintesi delle scelte per avviare le iniziative di riforma.
I Vescovi ritengono, correttamente, che nel Sud d'Italia molte cose siano cambiate dal 1989. Si sono affermati alcuni settori economici, mentre altri hanno declinato, generando aree a sviluppo non omogeneo.
Penso al compartimento vitivinicolo e a quello dell'industria pesante.
Sono stati rilanciati alcuni distretti turistici, mentre hanno complessivamente peggiorato la loro perfomance gli investimenti per infrastrutture, finendo per danneggiarne altri. I Vescovi italiani ritengono che una delle cause di tale disomogeneità nello sviluppo vada cercata nei sistemi di assistenzialismo e di clientela che hanno pervaso le istituzioni pubbliche, consumando enormi risorse finanziarie e bloccando la possibilità di una reale crescita. Nella necessaria sintesi, tra le emergenze che la Cei indica, mi voglio soffermare su quella euro-mediterranea e sulla criminalità organizzata.


risposta alla globalizzazione

Quanto alla prima, essa viene individuata come una possibile risposta alla globalizzazione della economia e della finanza. Il mancato affermarsi di una politica euro mediterranea ha spostato il baricentro dello sviluppo europeo verso il nord del vecchio continente, garantendo i mercati tradizionali della forza produttiva allocata nel settentrione di Italia, accrescendo, di conseguenza, la marginalità economica del meridione nazionale.
L'idea dei Vescovi italiani è che occorre fare del Sud d'Italia una piattaforma logistica lanciata verso l'Africa settentrionale e i paesi del medio oriente mediterraneo, spostando in questi luoghi l'effetto della globalizzazione, dello sviluppo e della integrazione solidale, del confronto culturale e religioso con l'Europa.
Un nuovo equilibrio nazionale, una maggiore capacità di rendere l'Europa più giusta anche verso quei popoli che premono ai confini del sogno di ricchezza rappresentato dal vecchio continente.


CRIMINALITA'

Quanto al versante della questione criminale la Cei afferma in modo chiaro la sua condanna. "Non è possibile mobilitare il Mezzogiorno senza che esso si liberi da quelle catene che non gli permettono di sprigionare le proprie energie.
Torniamo, perciò, a condannare con forza una delle sue piaghe più profonde e durature, un vero e proprio «cancro», come lo definivamo già nel 1989, una "tessitura malefica che avvolge e schiavizza la dignità della persona", ossia la criminalità organizzata, rappresentata soprattutto dalle mafie che avvelenano la vita sociale, pervertono la mente e il cuore di tanti giovani, soffocano l'economia, deformano il volto autentico del Sud".
Nel ricordare tutti i testimoni del bene uccisi dalle mafie, tra cui il giudice Livatino e i sacerdoti padre Puglisi e don Diana, la Cei denuncia la mafia come struttura di peccato, richiamando Giovanni Paolo II e seguendo l'insegnamento di Benedetto XVI invita i mafiosi a deporre le armi, sentire la loro coscienza e liberarsi dal male che li possiede.
La Cei chiama tutti a testimoniare con azioni concrete nel tessuto sociale, nella evangelizzazione dell'uomo, nella trasformazione del modo di fare educazione, cultura, economia, religione e politica. Chiede alle Chiese meridionali di impegnarsi in questo percorso recependo in modo netto la condanna definitiva alla mafia resa pronunciata da Giovanni Paolo II.


SCHEMA COMUNE

La scelta di utilizzare lo strumento dell'appello ricorda uno schema comune alla dottrina sociale della Chiesa a cominciare dalla Rerum Novarum, ma ha diverse similitudini con un'altro appello quello dei Liberi e Forti del 1919.
Possiamo dire che questo appello alle popolazioni e alle comunità ecclesiali del Sud ha un suo precedente nel discorso di Luigi Sturzo a Napoli nel 1923 quando il sacerdote calatino, impostando la questione meridionale come problema nazionale, affermò che dovevano essere i meridionali a far risorgere il Meridione d'Italia, seppur in un quadro di cooperazione con il settentrione del Paese.


riforme economiche

C'è, soprattutto, l'idea che a cambiare il Sud non saranno sole le riforme economiche, ma un progetto più ampio che passa per l'educazione complessiva dell'uomo e delle comunità locali.
Da studioso del pensiero sociale di Luigi Sturzo ritrovo le stesse parole che il sacerdote calatino indicava come "incivilimento complessivo", o meglio l'idea che la trasformazione del popolo meridionale passi soprattutto per l'educazione morale, culturale e religiosa, dove il fattore economia è solo uno degli strumenti a servizio del progetto di incivilimento e la politica è l'atto di sintesi delle scelte per avviare le iniziative di riforma.
Sturzianamente potremmo parlare dei danni dello statalismo, della partitocrazia e dell'abuso del denaro pubblico; tradurre questa idea di sviluppo bloccato come ulteriore effetto delle "tre male bestie" contro cui don Sturzo combatté fino all'ultimo dei suoi giorni. Gli studiosi del pensiero meridionalista e europeista di Luigi Sturzo sanno che lo statista siciliano aveva individuato il bacino del mediterraneo come l'area naturale dello sviluppo del Sud d'Italia.
Lo aveva ribadito anche quando negli anni cinquanta si cominciava a parlare di Europa unita, chiedendo ai politici nazionali di difendere l'idea del Mezzogiorno come porta meridionale d'ingresso dell'Europa, centro dei traffici economici e culturali con le nazioni bagnate dal mar Mediterraneo.

Gaspare Sturzo

*magistrato, esperto giuridico presso
la Presidenza del Consiglio dei Ministri


num. 093 - pag. 54
 

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