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Le recenti elezioni regionali, in alcune zone, sono avvenute in contemporanea con le elezioni provinciali e comunali. Là dove si è avuto il "tris" elettorale. Il verdetto della partecipazione al voto è stato chiarissimo: l'affluenza più alta è avvenuta per il voto comunale, seguita da quella per la provincia e, distanziata all'ultimo posto, quella per la regione. Ciò dimostra che quanto più il voto è vicino agli interessi dell'elettore, tanto più suscita il suo interesse e la sua partecipazione alla scelta degli amministratori. E' il governo locale che giustamente "appassiona" gli elettori e i partiti o i movimenti che governano bene "in loco" sono spesso premiati anche a livello regionale e nazionale. E' il caso della Lega Nord, che grazie al suo forte radicamento nel territorio e al buon esempio di governo locale, si sta sviluppando verso Sud, che per il momento vuol dire Emilia, Liguria e Toscana. In un convegno svoltosi a Torino il 10 dicembre scorso sulla figura di Don Luigi Sturzo, il Card. Bertone ha affermato: "La Lega Nord rappresenta oggi un presidio del territorio come una volta lo erano le parrocchie". Fra i relatori vi era anche l'On. Roberto Cota, ora Governatore della Regione Piemonte, che nel compiacersi per questo autorevole riconoscimento, ha ricordato come Don Sturzo "abbia sempre propugnato i principi del federalismo (si definiva "un federalista impenitente"), della sussidiarietà (esaltando il ruolo dei Comuni e delle Regioni), del radicamento territoriale e della difesa dell'identità". A onor del vero, più che un federalista, il sacerdote siciliano era un regionalista e, soprattutto, un municipalista convinto, avendo ben capito "de visu" quanto fosse importante e necessaria l'autonomia amministrativa e fiscale dei comuni nel corso dei 15 anni di sindacatura di Caltagirone. Avendo vinto nel 1946 la battaglia per l'autonomia della Regione Siciliana, egli lottò sino alla sua morte per estendere questo diritto a tutte le regioni italiane, criticando chi si opponeva per timore di vedere una Italia "federalista" e quindi "separata". In un articolo scritto per "Il Popolo" il 10 aprile 1047, egli affermò: "Lo stato federale ha per base l'individualità statale dei singoli paesi sovrani, che per patto intendono confederarsi. Fra noi, grazie a Dio, non esistono singoli stati sovrani; esiste un solo paese, uno e indivisibile, l'Italia". Ma negli anni successivi la sua preoccupazione fu di non vedere Palermo trasformata in un'altra Roma, cioè di evitare che dal centralismo burocratico e soffocante del Parlamento italiano si passasse a quello del Parlamento siciliano. Il vero antidoto, a suo parere, era di dare quanta più autonomia possibile ai comuni, così da responsabilizzare al massimo il governo locale, sottoponendolo al controllo quanto più diretto e vicino della popolazione. La delega di funzioni da Roma a Palermo non doveva fermarsi a Palermo, ma dal capoluogo della regione doveva poi "spalmarsi" in parte anche a livello comunale. Purtroppo egli perse la sua battaglia: nel 1959, poco prima di morire, egli disse che "Palermo si sta comportando peggio di Roma". Oggi non esiste regione altrettanto "pesante" in fatto di costi e di sprechi come quella siciliana a causa dell'eccessiva concentrazione del potere a Palermo. La Lega Nord si è radicata sul territorio grazie a una formula molto semplice: delegare quanto più possibile le responsabilità di gestione dal centro alla periferia. Lo Stato italiano non ha avuto la stessa "intelligenza" strategica: ha delegato poco alle regioni e queste hanno delegato poco al governo locale. E ora ci troviamo nella situazione assurda di vedere il vero "dominus" dell'Italia (Giulio Tremonti) che impone dall'alto del suo Ministero dell'Economia e delle Finanze il patto di stabilità ("non spendete troppo") ai comuni. Ma il vero problema è che quell'urlo ("non spendete troppo!) non dovrebbe venire da Tremonti, che stando a Roma non sa nulla delle esigenze di Treviso, di Lucca o di Caserta, ma dai residenti a Treviso, Lucca o Caserta, cioè dai più diretti interessati alla buona gestione delle loro tasse, se queste fossero in gran parte pagate ai loro comuni invece che al capoluogo di regione o, peggio ancora , a Roma. Sturzo non era affatto un federalista impenitente: in realtà era un municipalista impenitente, ben sapendo quanto fosse importante responsabilizzare il popolo dei cittadini e dei loro più vicini amministratori. La riforma più importante è pertanto quella della capacità impositiva, che dal centro deve passare in misura crescente alla periferia, con un passaggio di costi dal centro alla periferia, per consentire una gestione più consapevole ed efficiente dell'amministrazione pubblica del Paese. Vince chi sa interpretare gli umori della base, ma anche chi sa farsi capire dalla base, la quale deve sapere che il diritto di ricevere non si regge a lungo senza un corrispondente dovere di dare. Sono diritti e doveri che da Roma o da Palermo si interpretano a fatica, sono difficili da "toccare con mano". Il successo della Lega Nord dipende dal ribaltamento dei canoni del centralismo romano o palermitano: la politica non si fa nel chiuso dei Palazzi, ma a diretto contatto con i diritti e i doveri degli elettori. Il radicamento, in sintesi, è il risultato positivo di due fattori: coinvolgimento e cointeressamento.
*presidente Ciss (Centro Internazionale Studi Sturzo) |