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13-05-2010

L'angolo di futuro per la Campania

Dario Ciccarelli*

"La pietra scartata dai costruttori è divenuta testata d'angolo; ecco l'opera del Signore: una meraviglia ai nostri occhi". No, alla Campania e al Sud una buona amministrazione non può bastare. Operosità e sobrietà potranno essere importanti domani, non oggi: gli uomini che annunziarono il mistero della resurrezione dovettero indossare "vesti sfolgoranti" ("Mentre erano ancora incerte, ecco due uomini apparire vicino a loro in vesti sfolgoranti.
Essendosi le donne impaurite e avendo chinato il volto a terra, essi dissero loro: "Perché cercate tra i morti colui che è vivo? Non è qui, è risuscitato", Luca, 24). Per la terra di Sant'Alfonso Maria de' Liguori, di Giambattista Vico e di Salvatore Di Giacomo tendere alla normalità della legge statale non è allettante, non è attraente, non può funzionare. "Il Sud ha bisogno di uno strappo e di un racconto d'identità. Finché deve seguire paradigmi imposti dall'alto e dall'esterno, giocherà su un terreno che non è il suo.
Deve rovesciare il tavolo e far capire che ci possono essere altri parametri, altre risorse, altri valori rispetto a cui il Sud non è indietro o a rimorchio ma avanti" (Sud, 2009, Marcello Veneziani).
Il progetto del nuovo Sud non può essere un sussurro di buon governo e tanto meno una poco fantasiosa riscoperta statalista. Dopo 150 anni di tentativi di normalizzazione, il Sud d'Italia ha la responsabilità storica di ribellarsi alla legge, in nome della verità, in nome della propria struttura reale, in nome dell'identità mediterranea, in nome della propria grazia cristiana. "Ora però siamo stati liberati dalla legge, essendo morti a ciò che ci teneva prigionieri, per servire nel regime nuovo dello Spirito e non nel regime vecchio della lettera. Che diremo dunque? Che la legge è peccato? No certamente! Però io non ho conosciuto il peccato se non per la legge, né avrei conosciuto la concupiscenza, se la legge non avesse detto: Non desiderare.
Prendendo pertanto occasione da questo comandamento, il peccato scatenò in me ogni sorta di desideri. Senza la legge infatti il peccato è morto e io un tempo vivevo senza la legge. Ma, sopraggiunto quel comandamento, il peccato ha preso vita e io sono morto; la legge, che doveva servire per la vita, è divenuta per me motivo di morte" (Lettera di San Paolo ai Romani).


CAOS GIURIDICO

Commetteremmo un imperdonabile errore se non riconoscessimo, nella tragedia dei rifiuti o nel quotidiano caos giuridico delle calde terre del Mezzogiorno, l'esplosione più grottesca, drammatica e comica al tempo stesso, dell'utopia illuminista che ispira il modello italiano di Stato.
E sbaglieremmo a sperare che, ancora una volta, una comoda "trovata", stavolta quella della competenza o della buona amministrazione, possa esonerare un'intera comunità, quella meridionale, dal fare i conti con la storia, ancora adesso, peraltro, che a questa comunità la storia va incontro e sorride, dopo aver svelato al mondo intero l'insostenibile fragilità del razionalismo europeo.
Impossibile fuggire, siamo all'origine del grande bivio: da una parte la legalità europea dall'altra il diritto naturale.
A chi sarà riconosciuto il primato, alle norme poste dalle istituzioni formali o alle consuetudini prodotte nei secoli dalle istituzioni sociali? E dunque, a quale tipo di giurista le nuove Regioni del Sud chiederanno consiglio?


il giurista siociologo

Al giurista che conosce le leggi e sa come tradurre in norma scritta il volere/potere del nuovo legislatore regionale? Oppure al giurista-sociologo, quello che "si sforza di individuare e segnare la ragnatela dell'ordine che soggiace, invisibile ma reale, al di sotto della incomposta rissa delle cose" ("Le molte vite del Giacobinismo giuridico", Paolo Grossi, 2003)? In Africa una donna mette al mondo 5,8 figli; in Europa poco più di uno. Nel 2008 in Europa sono stati praticati 2.863.649 aborti; 1.207.646 nella sola UE.
La Vita vince nel Sud. Il Nord del mondo sta morendo, grasso e solo, depresso e presuntuoso, con l'aperitivo in una mano e il telefonino nell'altra. Centocinquant'anni fa al Regno delle due Sicilie, allo Stato della Chiesa e al resto d'Italia gli illuministi piemontesi imposero il codice napoleonico, con il pesante fardello di tirannìa statalista e legalista che esso conteneva, e contiene. Osserva il Maestro Paolo Grossi ("Prima lezione di diritto", 2003), oggi giudice costituzionale: "noi siamo troppo spesso abbacinati da quel che avviene nello Stato, che è un ordinamento autoritario, dove il diritto si deforma i comando e dove l'evento terribile della sanzione è una sorta di appendice normale del comando, tanto normale da farla ritenere sua parte integrante". L'impianto culturale del codice napoleonico è quello dell'ateismo francese: l'uomo è male, i sapienti di Stato devono dirigere la gente comune, reprimendone libertà e sentimenti
. Qualcuno la chiama burocrazia. Nelle società del Mediterraneo di tale cultura non vi è traccia, pertanto essa andava "imposta".
Le Regioni del Sud sono disposte oggi a battersi per riconoscere, e tutelare giuridicamente, le tradizioni sociali, storiche, giuridiche e culturali dei loro popoli? Avranno davvero la forza di essere pienamente "mediterranee"?


VINCOLO CLIENTELARE

"La società meridionale è caratterizzata da un forte prevalere, nei rapporti umani, del vincolo clientelare. La dipendenza di una persona da un'altra, di un cliente da un patrono, non è mai stata studiata come merita dalla scienza della politica … L'istituto della clientela … è il presupposto necessario di fenomeni come la "'ndrangheta", la "camorra" e la "mafia" … [N]ella storia degli uomini si sono sempre intrecciati, indissolubilmente, due opposti atteggiamenti rispetto a chi detiene il potere: ci sono coloro i quali (pochi) preferiscono obbedire a norme oggettive, piuttosto che all'autorità ed all'arbitrio di persone fisiche; e coloro i quali (ma costituiscono la maggioranza) sono convinti che a comandare non possano (e quindi non debbano) essere le prescrizioni astratte, ma le persone concrete in grado di farsi obbedire … Questo modo di pensare si traduce in un ordinamento (per sé stesso del tutto rispettabile) fondato principalmente sul vincolo "personale" … Nelle civiltà dell'evo antico ("mediterranee": greco-latina e semitico-islamica) e nel sistema medievale (signorile-vassallico-feudale) probabilmente predominò il modello "personale" dell'autorità. Quello "impersonale" invece emerse nella civiltà europea "moderna" (germanica, franco-anglosassone) … Così che oggi nessuna "scuola", nessuna corrente scientifica o ideologica si dedica seriamente a studiare il tipo alternativo di ordinamento, implicito nell'idea e nella prassi del "comando personale".
Questo assetto, infatti, venne degradato e svilito come forma istituzionale primitiva, anteriore all'avvento del più evoluto e civile "primato del diritto". Il risultato di questa specie di "colonizzazione" politico-intellettuale fu che in quasi tutto il "terzo mondo" – ed anche nell'area "mediterranea", di cui gli italiani fanno parte – vennero adottate mediocri copie del modello costituzionale europeo, fondato sull'impersonalità del comando, per il quale mancavano tuttavia i presupposti culturali e antropologici" (Gianfranco Miglio, L'Asino di Buridano, 1999).


CIVIL LAW

Nell'Italia della civil law napoleonica sussidiarietà è rivoluzione, oppure non è. Perché sussidiarietà significa riguardare i miti e i modi dell'Unità d'Italia. Significa rileggere la radiografia della comunità nazionale e rinvenirvi un unico inarrestabile fremito, che lega questione morale, questione settentrionale, questione meridionale e questione romana. Significa smettere di esaltare l'Europa e riprendere a guardare all'Altrove.
Significa rifiutare la civil law e abbracciare la common law. La verità, che il nuovo Sud potrà disvelare se saprà essere audace quanto la vita gli chiede oggi di essere, è che i meridionali, questi "maledetti" terroni, e con loro tutti gli italiani, non accettano di fare a meno dell'anima, dell'amore, della famiglia, della religione, della relazione umana e quindi della libertà di vivere una Vera Vita, come diceva don Luigi Sturzo, comprensiva cioè della sua dimensione sovrannaturale.
"Nel mondo occidentale domina largamente l'opinione, che soltanto la ragione positivista e le forme di filosofia da essa derivanti siano universali. Ma le culture profondamente religiose del mondo vedono proprio in questa esclusione del divino dall'universalità della ragione un attacco alle loro convinzioni più intime. Una ragione, che di fronte al divino è sorda e respinge la religione nell'ambito delle sottoculture, è incapace di inserirsi nel dialogo delle culture" (Benedetto XVI, Discorso all'Università di Ratisbona, 12 settembre 2006). Si dice sussidiarietà ma si legge coraggio. Servirà coraggio. Il coraggio di osservare come le nonne, e non gli asili nido, accudiscano i figli delle mamme lavoratrici del Sud. Il coraggio che hanno avuto a Drachten, in Olanda, e a Bohmte, in Germania, dove i semafori sono stati soppressi ("Ho deciso di scommettere sulle persone, responsabilizzandole", ha spiegato Hans Mondermann, l'ideatore), sacrificati sull'altare della sacra socialità.


CONTRATTAZIONE DECENTRATA

Il coraggio di scoprire l'ordine civilissimo che regna nelle imprese, nelle famiglie, nelle parrocchie e in tutti quei luoghi del Sud dove lo Stato non c'è lo e dove non ci sono né i giudici né i poliziotti né i sapienti.
Parafrasando Giorgio Gaber, forse "qualcuno è meridionale" perché non ha cessato di cercare qualcosa di più grande, perché aderisce ad una morale diversa, perché forse è solo un sogno, uno slancio e perché, con accanto questo slancio, il meridionale è però come più di sé stesso, come due persone in una.
Le politiche regionali nel Mezzogiorno, per essere veramente tali, dovranno sbattere contro le categorie della legolatrìa illuminista, attraverso le quali, per centocinquant'anni, l'apparato statale ha tentato di trasformare il Sud in Nord.
Contrattazione decentrata e federalismo fiscale: le Regioni possono finalmente pensare ad Istituzioni vicine alla realtà, alla realtà del Sud e alla realtà mondiale, entrambe così lontane dal Fallimento-Europa. "Common law e civil law costituiscono pianeti giuridici piantati su fondazioni diverse e potatori di diverse mentalità: due costumi giuridici, se non opposti, certamente assai diversificati … Da un punto di vista culturale, il vecchio legalismo formalista massicciamente osservato e accuratamente mitizzato nel pianeta di civil law riceve dal contatto coi filoni globalizzatori un respiro più aperto e uno stimolo a parecchi ripensamenti essenziali" (Paolo Grossi, "Globalizzazione, diritto, scienza giuridica", 2002). I palpiti vitali del Sud fanno vacillare la presunzione europea.
"La perdita delle tradizioni segna .. l'avvento di un primitivismo nel pieno della modernità … L'europeo è solo, senza morti che sopravvivano al suo fianco, ha smarrito la sua ombra" (M. Veneziani, "Di padre in figlio. Elogio della Tradizione", 2002): la Vera Vita chiede alle Regioni del Mezzogiorno il riconoscimento del proprio valore e dei propri valori, che in Europa sono oggetto di derisione ma che nel mondo non cessano di produrre futuro.
*coordinatore scientifico del Sudsidiario


num. 093 - pag. 25
 

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