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  il corso

Titolo corso
Esperto in monitoraggio e management delle azioni umanitarie in situazioni di emergenza
Promosso e finanziato dalla regione Campania nell'ambito del P.O.R. Misura 3.2
Attuatore Consorzio FORM@ in collaborazione con il Gruppo Laici Terzo Mondo e l'Associazione CIAOAFRICA onlus
Tipologia Corso di Alta Formazione
Durata 900 ore suddivise in 630 ore di lezioni in aula, 270 ore di stage
Area Peace Keeping
Destinatari Laureati

Il Contesto
L'intervento, promosso su base interregionale con la Provincia Autonoma di Bolzano in qualità di capofila, è un'esperienza unica in Campania, che si inserisce nel percorso avviato dalla Regione per promuovere e sviluppare una cultura della pace.
L'iniziativa è finalizzata a formare diplomati e laureati che siano in grado di intervenire nelle situazioni di crisi di convivenza per ridurre le tensioni e favorire il dialogo come forma di risoluzione delle controversie, attraverso l'aiuto umanitario e la cooperazione internazionale.
La figura così formata svolgerà il ruolo di peacekeeper che potrà intervenire sia per crisi internazionali dovute a conflitti violenti che a calamità naturali che creino o possano creare tensioni ed instabilità sociale o violazione dei diritti umani. Nell'ambito della risoluzione dei conflitti internazionali il peacekeeper (vedi glossario) potrà partecipare anche alla costituzione di una task force di civili professionisti sia a livello europeo che internazionale.

Vedi le interviste a Giuseppe Airoldi, Responsabile fase Stage e
Benito Visca, Presidente del Consorzio Form@ e Coordinatore del progetto formativo.


Partecipanti
Sono stati selezionati 16 allievi, motivati e determinati, dal brillante curriculum di studi, pertinente con le tematiche affrontate. Gli allievi hanno superato un test d'ingresso comprendente una prova scritta (test di abilità generale e test tecnico-professionale) e colloqui individuali. Inoltre, tra i requisiti richiesti, figuravano l'esperienza nel campo della cooperazione internazionale o della cooperazione interculturale o della trasformazione dei conflitti.


La struttura didattica
Il corso ha una durata complessiva di 900 ore, suddivise in:
- 630 ore di aula;
- 270 ore di stage.

Le attività didattiche, iniziate il 22 dicembre 2004, si sono svolte dal lunedì al venerdì con un'articolazione giornaliera di 6 ore. Le 630 ore di lezione d'aula sono state suddivise in 9 moduli al termine dei quali è stata prevista la fase di stage della durata complessiva di 270 ore da svolgersi presso il "CENTRE JEUNES KAMENGE" di Bujumbura, capitale del Burundi.
Al termine dell'esperienza formativa è prevista una valutazione finale ed il rilascio dell'attestato di qualifica "Mediatore/trice di pace" (Peacekeeper), profilo professionale "Esperto in monitoraggio e management delle azioni umanitarie in situazioni di emergenza", corrispondente al Quinto Livello Europeo (85/368/CEE: Decisione del Consiglio del 16 luglio 1985 relativa alla corrispondenza delle qualifiche di formazione professionale tra gli stati membri delle Comunità europee).


Il programma
La fase d'aula si è aperta con due seminari introduttivi, il 22 e 23 dicembre 2004.
A partire dal 10 gennaio 2005 si sono, poi, alternati in aula docenti di prestigio e personalità di rilievo nazionale ed internazionale, rappresentanti del mondo del peace keeping, testimonianze di esperti provenienti da organizzazioni internazionali quali l'ONU e da organizzazioni non governative e cooperanti, direttamente impegnati sul campo negli scenari di crisi più recenti come l'ex-Jugoslavia, l'Africa ed il sud-est asiatico. Le lezioni sono state suddivise in moduli, così articolati:

1) PRESENTAZIONE E ORIENTAMENTO
(Case studies ed orientamento, dinamiche di gruppo, orientamento e autopresentazione).

2) LA PROMOZIONE DELLA PACE
(Il nuovo sistema dei rapporti internazionali, elementi di diritto internazionale e diplomatico, peacekeeping: sicurezza personale e comunicazione di emergenza, stress e stress management, globalizzazione e culture locali).

3) LA COOPERAZIONE INTERCULTURALE
(Antropologia culturale ed economica, psicologia sociale, migrazione ed identità, impatto delle azioni di accoglienza e di assistenza sulle identità dei rifugiati )

4) LA GESTIONE DEI CONFLITTI
(Elementi di storia e teoria del conflitto, world Politcs, la gestione dei conflitti: confidence building e riconciliazione, comunicazione e pubblica informazione nelle aree complesse, governance building, la scoperta dell'Africa: struttura tradizionali e problematiche attuali, esercitazioni: storia e teoria del conflitto e Governance building).

5) LA GESTIONE DEGLI AIUTI UMANITARI E DELLE EMERGENZE
(Economia e sociologia dello sviluppo, politiche e strumenti per lo sviluppo, diritto umanitario e peacekeeping, attori, ruoli e partnership nei processi di pace, geografia dell'ambiente,aiuto alimentare e aiuto sanitario di emergenza, gestione dell'aiuto umanitario, emergenza, riabilitazione e svilippo).

6) FORMAZIONE LINGUISTICA
(Introduzione alla lingua francese, laboratorio linguistico).

7) FORMAZIONE INFORMATICA
(Laboratorio di informatica per la cooperazione, internet per lo sviluppo).

8) PROJECT WORK
(Sviluppo del progetto, verifica del progetto e confronti aperti).

9) PREPARAZIONE ALLO STAGE
(Studio delle situazioni locali dei paesi ospitanti gli stage, verifica e discussione fra gruppi omogenei di allievi).


Lo Stage
La fase di stage del Corso per esperto in monitoraggio e management delle azioni umanitarie in situazioni di emergenza prevede 270 ore di "formazione in situazione" presso il Centro JEUNES KAMENGE di Bujumbura, capitale del Burundi.

Il Burundi
BurundiL'ultimo decennio di guerra tra le due maggiori componenti etniche del Burundi, i Tutsi e gli Hutu, iniziato nel 1993, ha provocato almeno 300.000 morti ed un milione di sfollati.
Le due principali formazioni ribelli hutu sono le CNDD-FDD (Consiglio Nazionale per la Difesa della Democrazia con il proprio braccio armato, le Forze per la Difesa della Democrazia) di Pierre Nkurunziza e le FNL (Forze di liberazione nazionale) di Agathon Rwasa, i principali antagonisti del Governo di coalizione nazionale, almeno fino all'estate scorsa. Nell'estate del 2003 iniziano, infatti, dei colloqui tra il Governo di unità nazionale, guidato dall'Hutu moderato Domitien Ndayizeye e le CNDD-FDD. Le lunghe trattative culminano con un accordo, definito "storico", dell'8 ottobre 2003 nel quale vengono decisi i futuri assetti che dovranno avere Governo, Parlamento e forze armate, da sempre controllate da lobby tutsi. Alle trattative non hanno partecipato le FNL, avendo sempre rifiutato ogni ipotesi di dialogo con il Governo, accusato di essere succube delle forze armate fino ad adesso dominate dai Tutsi, Ma sembra che anche le FNL stiano ammorbidendo la loro intransigenza, forse anche a causa dell'isolamento nel quale sono rimaste: è stato recentemente programmato un incontro tra Governo e rappresentanti dei ribelli per discutere del cessate il fuoco e per porre le basi per una trattativa, da tenersi a breve.
Recentemente il presidente Domitien Ndayizeye ed il Fronte Nazionale di Liberazione,ultimo movimento ribelle del paese, hanno firmato un cessate il fuoco a Dar es Salama in Tanzania. (Aggiornato 27/05/2005)


L'Ente ospitante: CENTRE JEUNES KAMENGE
Nel 1988 la direzione generale della Congregazione dei Padri Saveriani decise di ritornare in Burundi dopo aver incontrato alcuni suoi missionari espulsi dal Paese in seguito alle epurazioni di religiosi volute da Jean-Baptiste Bagaza. Si decise di focalizzare l'impegno su nuove attività che avessero l'obiettivo di incentivare il dialogo interetnico tra i giovani della periferia di Bujumbura, capitale nazionale, che quotidianamente vivevano l'angoscia della guerra e della violenza etnica, i problemi della povertà, della descolarizzazione e della disoccupazione, fino alle piaghe dell'aids e della droga.
Il progetto ha avuto inizio nel 1990 grazie all'impegno e alla totale dedizione di due saveriani, Padre Claudio Marano e Padre Marino Bettinsoli, ai quali si sono poi unite quattro suore della Congregazione delle Dorotee. Dopo aver preso i necessari contatti a Bujumbura, nel settembre 1991 sono cominciati i lavori di costruzione del Centre Jeunes Kamenge, che sono terminati due anni dopo.
In seguito al colpo di Stato militare del 1993, il Centro ha incontrato momenti difficili a causa della continua minaccia di attentati da parte di alcune fazioni di estremisti urbani che consideravano tale struttura come un esempio di convivenza e di integrazione da cancellare.
Attualmente il CJK accoglie oltre 14.000 giovani di etnie diverse e differenti età e svolge trenta differenti attività giornaliere che hanno come obiettivo "il lavoro per la pace, il dialogo, la coabitazione, la fraternità, la riconciliazione":

  • alfabetizzazione;
  • educazione sanitaria;
  • coscientizzazione sociale;
  • formazione di gruppi;
  • attività interreligiose;
  • corsi di dattilografia, informatica, contabilità, disegno, taglio e cucito;
  • decine di attività sportive.

La filosofia del Centro è quella semplice di far partecipare i giovani alle attività di gruppo, seguendo un'unica regola fondamentale: nient'altro che il rispetto degli altri. Alla base del lavoro comunitario, dunque, c'è la convinzione che non ci si trovi in un luogo nel quale si impara in modo "cerebrale" e teorico, ma piuttosto in un luogo in cui si esperimenta, si vive.
Oggi, tra i partners principali di Kamenge, è possibile contare sul sostegno di numerose istituzioni e organizzazioni, come la Conferenza episcopale italiana, la Comunità europea, l'Unicef-Burundi, le Ambasciate belga e francese in Burundi, il Servizio di cooperazione e sviluppo di Lione, il Gruppo ticinese per il Burundi, i Centri missionari di Milano, Trento, Brescia e Udine, le Acli e centinaia di benefattori.
Tra i tanti riconoscimenti internazionali, nel 2002 il Centro è stato insignito del prestigioso premio "Right Livelihood Award" (altrimenti noto come "Nobel Alternativo") assegnato ogni anno da una giuria internazionale nel Parlamento Svedese di Stoccolma, il giorno che precede le cerimonie del Premio "Alfred Nobel". Il RLA viene assegnato a individui e gruppi che nel mondo sostengono, a costo di sacrifici personali, i principi di una "vitalità sana" (right liveliwood, appunto), ma che spesso vengono avversati dai poteri forti che si sentono intralciati nel loro lavoro. Il futuro del Burundi, dunque, ha nell'esempio del Centre Jeunes Kamenge un punto di riferimento concreto che possa finalmente realizzare il sogno di vivere insieme e di rispettarsi. Come testimoniato sul suo sito web, anche nei momenti bui al CJK "la cosa più bella era di vederci là, stranieri, tutsi, hutu, tutti insieme, a condividere queste difficoltà, a condividere le nostre paure con tanta serenità e unità, mentre fuori ci si uccideva perché diversi".


Informazioni
Segreteria Consorzio FORMA
Napoli, via Carducci, 15
oppure
Gruppo Laici Terzo Mondo
Napoli, via De Pretis, 62

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