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IL FIGLIO DI LUIGINO
di Alberto Veronese

Diede un colpo all'acceleratore e la macchina fece un balzo in avanti.
Si girò e gettò un rapido sguardo sul sedile posteriore; lei teneva le mani congiunte, cingendosi il bassoventre, "Luigino, per piacere va adagio, non sto mica morendo!"
"Dio mio e ora che faccio Teresa?"
"Rimani sulla corsia di destra... oh,” supplicò Teresa, “sì bravo così…"
"Avessimo solo aspettato quel taxi!"
"Te la cavi bene, oh oh, metti la seconda ora."
"La seconda, vediamo..."
"Continua a guardare avanti, Luigino! Oh!"
"Non preoccuparti tesoro, tieni duro, ce la faccio; vado in seconda!"
La macchina, schivò un pedone.
"Ehi, deficiente..." gli gridò quello dietro.
"Accipicchia," esclamò Luigino.
"Sei proprio certo di farcela? Oh oh..."
"Sì sì, Teresa, ora giro ed imbocco lo stradone e arriviamo…"
La gomma salì sul marciapiede e la macchina sobbalzò, "Mammamia."
"Luigino, sta per nascere! Fermati, non vale la pena."
"No no… adesso che ho la cosa sotto controllo,"
"Luigino fermati, per Dio, nasce oh oh oh,"
"Teresa tieni duro!"
"Fermati! oh, oh fermati fermati, aiuto..."
Luigino allora pigiò sul freno e accostò la macchina sul lato della strada.
"E' il modo di parcheggiare quello? Disgraziato!" rimbrottò un passante.
"Aiuto," chiamò Luigino saltando fuori dalla macchina, e corse in su e giù continuando a gridare, "qualcuno venga ad aiutarmi; la mia Teresa sta per mettere al mondo un bimbo!"
"Ma che…"
"Aiutatemi vi prego, fate qualcosa," Luigino lo aveva afferrato per il colletto, "Metta giù le mani!" disse quello.
"Oh scusatemi, non volevo, c'è un bimbo che sta per nascere dentro quella macchina!" Luigino incominciò a strapparsi i cappelli.
"Si calmi ragazzo si calmi, su via andiamo a vedere,"
"No no, non voglio vedere!"
"Ma che!" L'uomo si precipitò verso la macchina.
"Signora come va, tutto bene?"
"Certo... certo signore,"
"Come si chiama?"
"Luigino? Non è cattivo, è solo che è un gran bambinone oh oh oh ed è anche un gran fifone... oh oh... lo sento spingere!"
"Su coraggio adesso l'aiuto io, come si chiama lei, chiedevo..."
"Mi chiamo Teresa... oh oh."
Luigino si era seduto sul ciglio della strada, teneva la testa fra le mani, cercando di controllarsi.
"Venga Luigino," gridò l'uomo, "su forza, venga aiutare!"
Luigino non si decideva a muoversi, poi si fece coraggio e in un sussulto attraversò la strada. Un grosso camion che scendeva veloce la strada, lo falciò. Il colpo fu violento e Luigino fu catapultato in avanti. Da terra vide un'intensa luce bianca brillare sopra di lui e, un attimo dopo, non sentiva più il suo corpo, non aveva più le sue mani, né sapeva dove fossero finite le gambe, ma stranamente si sentiva tranquillo. Poi, strillò, e le sue labbra si attaccarono a qualcosa di morbido; era così bello e semplice. Non serviva altro e succhiava, non sapeva bene come funzionava la cosa ma succhiava e sapeva farlo proprio bene.


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