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Susanna
di  Alberto Veronese 

Susanna strisciava nella sterpaglia, i gomiti e le ginocchia a terra,
sulle foglie d'autunno nel bosco vicino alla casa della nonna.
"Vado a fare una passeggiata nel bosco," aveva gridato mettendosi la
mantellina gialla che aveva ricevuto per il suo compleanno. "Non fare
tardi," le aveva risposto la nonna dalla cucina, "la torta di mele è
pronta." "Ritorno subito," e subito Susanna era uscita dalla porta che
si apriva nel giardino.
Aveva attraversato l'orticello, con un balzo aveva saltato il piccolo
fossato, era salita su per la collina ed era entrata nel bosco. Gli
stivali rossi di Susanna, apparivano e sparivano sotto la mantellina
gialla. Susanna era molto contenta dei suoi stivali rossi, continuava a
guardarli e faceva attenzione ad ogni suo passo su per il sentiero
bagnato dalla pioggia della mattina.
Susanna era partita a caccia di ragni. Li scovava nel sottobosco tra le
foglie e i rami marci. La cosa migliore da fare era mettersi a carponi;
Susanna incominciò a strisciare nella sterpaglia sui gomiti e sulle
ginocchia, a caccia di ragni. Ne scovò uno bello grasso, con gli
occhietti rossi, sotto una grossa foglia gialla macchiata da tanti
puntini neri. Veloce catturò il ragno con il palmo della mano destra, e
si mise in ginocchio per meglio osservarlo. Per non farlo scappare
afferrò una zampetta tra il pollice e l'indice della mano sinistra e
piano piano poté riaprire il palmo della mano destra. Il ragno non
poteva più scappare, e Susanna lo sollevò tirandolo per la zampetta. Il
ragno era bello pesante, con l'addome peloso su cui figurava una
perfetta croce bianca. Con l'indice e il pollice della mano destra
Susanna afferrò un'altra zampetta del ragno e lo tenne sospeso in aria
tra le due zampette. Susanna lo fissava bene in volto, musetto di
ragno, e le parve di scorgere una espressione di paura. Piano piano
incominciò a tirare le zampette. Percepì un leggero cedimento e una
zampetta si staccò dal corpo; era la zampetta che teneva ferma tra il
pollice e l'indice della mano destra. La zampetta staccata continuò a
muoversi un pochetto, poi Susanna la lasciò cadere. Il ragno era molto
agitato, ma fu subito afferrato ad un'altra zampetta. Susanna tirò di
nuovo, con più forza questa volta, e di nuovo fu la zampetta tenuta
ferma tra il pollice e l'indice della mano destra che si staccò. Lasciò
cadere la seconda zampetta e afferrò veloce la terza. Tirò. Questa
volta si staccò la zampetta tenuta ferma tra il pollice e l'indice
della mano sinistra. Lascio cadere la terza zampetta e afferrò veloce
la quarta. Tirò e lasciò cadere la quarta zampetta. Afferrò, tirò,
lasciò cadere la quinta zampetta, poi la sesta zampetta e poi lasciò
cadere la settima. Al ragno era rimasto solo la zampetta numero otto, e
questa si trovava tra il pollice e l'indice della mano sinistra di
Susanna.
Susanna adagiò il ragnetto sulla foglia gialla macchiata da tanti
puntini neri, appoggiò leggermente l'indice della mano destra
sull'addome peloso del ragno, e con un piccolo strappo staccò l'ultima
zampetta.
L'animaletto se ne stava fermo sulla foglia e non poteva più camminare.
Susanna si dispose orizzontalmente a terra e abbassò un poco la faccia.
Vide un paio di gambette molto corte che gli uscivano davanti dalla
testa; sembravano piccoli baffi. Il ragnetto li muovevano febbrilmente,
cercava di trascinarsi in avanti con quelli ma l'addome era troppo
pesante e le gambette slittavano sulla superficie della foglia.
Susanna si ricordò della torta. Si alzò, schiacciò il ragno sotto uno
degli stivali rossi e corse dalla nonna.


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